La Storia

La Storia

Storia di solidarietà e di una città intera.

Raccontare la storia de La Quiete significa raccontare gli ultimi due secoli della città di Udine. Oggi ogni udinese conosce il nome La Quiete e riconosce in esso un fulcro fondamentale di professionalità, servizio e persone che si prendono cura di chi ha più bisogno.

“La istituzione delle Case di Ricovero e d’Industria per la classe indigente è l’opera più santa della filantropia degli uomini (…)”
“Pubblico programma agli udinesi” della Commissione fondatrice della Casa di Ricovero e d’Industria, 22 dicembre 1844


La fondazione

È il 1843 quando Girolamo Venerio lascia i propri beni e immobili “a vantaggio di uno o più Pii Istituti da erigersi per oggetto di pubblica Beneficenza” e risaliva addirittura al 1827 la costituzione di una commissione cittadina incaricata di “fondare in questa regia città una Casa di Ricovero ed Industria per i Poveri di Cristo”.

Grazie al lascito di Venerio, la commissione entra in possesso delle case di borgo Pracchiuso e il 30 maggio 1845 pone la prima pietra della Pia Casa completata nel gennaio 1847 con una spesa di 145 mila lire austriache e una capienza di circa 100 posti letto.
Nei 20 anni successivi, la struttura viene più volte adibita ad ospedale militare e nel 1874 un regio decreto nomina Ente morale la casa di ricovero che al tempo ospitava circa 150 persone. Negli stessi anni nasce anche l’Ospizio per i cronici che resterà istituzione a se stante fino a dopo la prima guerra mondiale.


Tra le due guerre

Il 27 agosto 1917 salta la polveriera di Sant’Osvaldo e cade la porta del Duomo: due mesi dopo il fronte cede a Caporetto e mentre il nemico dilaga, in tantissimi fuggono dalla città tanto che Udine passa da 40mila abitanti a poco più di 14mila. Con la fine della prima guerra mondiale, l’istituto vede una nuova fase di ampliamenti, ristrutturazioni, nuova organizzazione e gestione del patrimonio.
Nel 1925 la Casa di Ricovero e l’Ospizio cronici sono raggruppati in un’unica amministrazione da 300 posti e partono i lavori per una nuova ala, il padiglione Cassa di Risparmio, con l’obiettivo di ricavare ulteriori 60 posti.

Dopo le difficoltà del secondo conflitto mondiale, si pensa ad una radicale ristrutturazione dell’Istituto per adeguarlo al nuovo modo di concepire l’assistenza: non solo cure mediche e fisiche, ma un aiuto per garantire dignità e qualità della vita.


Nasce La Quiete
Nel 1956 iniziano i lavori per la costruzione del padiglione La Quiete finanziato dalla vendita di immobili dell’istituto e dal contributo della Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone e del comune di Udine.
Nel 1961 alcuni reparti della Casa di Invalidità e Vecchiaia di Udine sono adibiti a cura ed assistenza di malati acuti e cronici, il primo passo verso il potenziamento dei servizi di cura e assistenza sanitaria di cui oggi l’azienda pubblica è centro d’eccellenza.

Con il terremoto del 1976, tutti i locali disponibili all’interno della struttura sono messi a disposizione degli anziani provenienti dalle zone più danneggiate della regione.
Nel 1978 la Casa di ricovero cambia nome e diventa Istituto Geriatrico e di Assistenza con un nuovo statuto e si avvia un periodo di grandi lavori: dalla realizzazione della nuova ala est alla costruzione del complesso residenziale di via Micesio fino alla creazione del centro diurno.


Verso un nuovo concetto di assistenza
La legge regionale n.33 del 1988 identifica nel piano socio-assistenziale nuovi obiettivi: la promozione della consapevolezza e dell’autosufficienza delle persone, la qualificazione e l’umanizzazione delle strutture protette, il sostegno all’aggregazione e alla socialità, la valorizzazione del volontariato.

Obiettivo delle strutture come La Quiete diventa quello di costruire una rete di servizi e di presìdi che assistano l’anziano e la sua famiglia fuori dagli ospedali e dal cosiddetto “ricovero qualsiasi”.

Nel 1989 Enrico Hofmann, genovese d’origine, muore il 20 ottobre e indica come erede universale l’istituto geriatrico con l’impegno di devolvere il cospicuo lascito a fini di beneficenza ed assistenza.


“(…) siamo convinti che questo istituto possa intepretare il nostro desiderio di aiutare la comunità, gli anziani di questa città, di questa regione che entrambi amiamo”
Elda e Enrico Hofmann


Si ringrazia: Giuseppe Liani, “Alle radici della solidarietà”, 1990

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